Educare, prevenire, formare: il nuovo paradigma contro le dipendenze
Oltre 5 milioni di italiani a rischio, 910.000 giovani che si “sballano” regolarmente, 79 nuove sostanze psicoattive scoperte in un solo anno. Età media del primo contatto sotto i 15 anni. Servono 2.000 operatori in più nei servizi per le dipendenze.
di Cristiano Curti Giardina
Si è da poco concluso la Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, tenutosi a Roma, che ha riunito esperti, istituzioni, operatori sanitari e forze dell’ordine per fare il punto su un fenomeno in continua evoluzione. I dati presentati, insieme a quelli della Relazione annuale al Parlamento 2025 sul fenomeno delle tossicodipendenze, delineano un quadro complesso e in rapida trasformazione: oltre cinque milioni di italiani risultano oggi a rischio di dipendenza, tra droghe, alcol, psicofarmaci e nuove forme digitali di abuso.
Gli esperti parlano di un vero “cambio d’epoca”. Non si tratta più soltanto delle sostanze tradizionali, ma di un universo in espansione composto da nuove sostanze psicoattive (NPS), molecole di sintesi create in laboratorio per imitare e potenziare gli effetti di droghe note, eludendo le normative attraverso minime modifiche chimiche. Queste sostanze, vendute online come “sali da bagno” o “incensi profumati”, rappresentano una minaccia silenziosa in grado di sfuggire ai controlli e diffondersi rapidamente tra i più giovani.
Secondo i dati ufficiali, nel solo ultimo anno sono state individuate 79 nuove NPS in Italia. Alcune di esse, come i cannabinoidi sintetici, possono risultare fino a 50 volte più potenti del THC, con conseguenze devastanti: allucinazioni, crisi respiratorie, collassi cardiaci, psicosi acute. Altre, come i catinoni sintetici o gli oppioidi derivati dal Fentanil, hanno già provocato decessi in diversi Paesi europei e sono ora presenti anche nel mercato italiano, spesso mescolate a sostanze più comuni, senza che i consumatori ne siano consapevoli.

Il vero rischio è l’imprevedibilità assoluta: chi assume una di queste sostanze non conosce né la composizione né la concentrazione della dose. “Ogni assunzione è una roulette chimica”, ha spiegato uno dei tossicologi intervenuti al Congresso.
La Relazione al Parlamento evidenzia inoltre la crescita esponenziale del mercato digitale delle droghe: il dark web e i social network hanno sostituito le piazze dello spaccio. La sostanza si ordina con un click, si paga in criptovaluta e arriva a casa in pacchi anonimi. Un mercato invisibile, che sfugge ai radar e raggiunge anche i minorenni.
Particolarmente allarmante è la diffusione tra i giovanissimi: uno studente su tre ha provato almeno una volta una sostanza psicoattiva, e circa il 10% ne fa uso regolare. L’età del primo contatto scende sotto i 15 anni. La cannabis resta la sostanza più diffusa, ma cresce in modo costante l’abuso di psicofarmaci senza prescrizione, segnale di un disagio più profondo, legato all’ansia e alla pressione scolastica.
Secondo gli esperti, “l’adolescente di oggi non cerca più la trasgressione, ma la compensazione”. La sostanza diventa un modo per controllare l’ansia, migliorare la concentrazione o sentirsi adeguato, non per “divertirsi”. È un uso funzionale, ma estremamente pericoloso, che può sfociare in dipendenza e danneggiare in modo permanente il cervello in formazione.
Negli ospedali si registra un aumento delle crisi psicotiche da cannabis sintetica, e nei pronto soccorso crescono i casi di intossicazione acuta da NPS. Aumentano anche i disturbi depressivi e i comportamenti autolesivi tra i ragazzi che fanno uso di sostanze o psicofarmaci senza controllo medico.
Il Congresso ha inoltre richiamato l’attenzione sulla sovrapposizione tra dipendenze da sostanze e dipendenze comportamentali: gioco d’azzardo, uso compulsivo dei social, pornografia online, shopping digitale. Tutti stimoli che attivano gli stessi circuiti cerebrali della ricompensa, rendendo il cervello costantemente in cerca di “picchi” emotivi.
Sul fronte dei servizi, i dati FeDerSerD confermano l’urgenza di potenziare la rete territoriale: in Italia sono attivi circa 600 centri per le dipendenze, ma ne servirebbero molti di più. Mancano oltre 2.000 operatori per coprire le esigenze reali della popolazione. Ogni euro investito nella prevenzione, ha ricordato il Congresso, genera un risparmio di circa quattro euro nei costi sanitari e sociali.
In questo contesto, assume particolare importanza la formazione degli operatori di polizia. Gli agenti, spesso primi a intervenire in situazioni di emergenza, devono saper riconoscere i segni di assunzione di NPS, gestire soggetti in stato di alterazione e collaborare con i servizi sanitari. La Relazione al Parlamento invita espressamente a rafforzare la formazione multidisciplinare delle forze dell’ordine, integrando conoscenze scientifiche, giuridiche e operative.
La prevenzione, si sottolinea, deve diventare una missione comune tra scuola, famiglia, sanità e istituzioni. Non basta reprimere, serve educare e informare, anche nel digitale. La rete è oggi il principale canale di diffusione delle sostanze e richiede interventi mirati di educazione digitale, comunicazione corretta e campagne coordinate.
Accanto agli allarmi, però, emergono anche esperienze virtuose: programmi di educazione alla salute nelle scuole, progetti di peer education e campagne social coordinate tra Ministero, enti locali e associazioni. Strumenti che dimostrano come la conoscenza sia la prima difesa contro la dipendenza.
In conclusione, dal Congresso e dalla Relazione al Parlamento emerge una consapevolezza nuova: la droga non è solo una questione penale, ma un segnale di fragilità collettiva. L’Italia deve affrontarla non con paura, ma con intelligenza, empatia e formazione.
Oggi, più che mai, la sfida è culturale: imparare a stare bene senza sballarsi, e per chi tutela la sicurezza pubblica, continuare a formarsi per comprendere, prevenire e salvare vite.